Tuo figlio non è il problema. È il sistema che non sa leggerlo.
- Dyno Sanri
- 4 days ago
- 4 min read
Guida per famiglie con figli neurodivergenti o in situazioni di crisi educativa — Friuli-Venezia Giulia
Hai già visto psicologi, pedagogisti, neuropsichiatri. Hai seguito i protocolli. Hai partecipato ai colloqui con la scuola. Hai letto libri, gruppi Facebook, thread infiniti. Hai provato.
E le cose non si muovono.
O si muovono pochissimo. O si muovono per un periodo e poi tornano al punto di partenza.
Non è colpa tua. Non è colpa di tuo figlio. È che il sistema di supporto disponibile è stato costruito per profili che rientrano in categorie standard — e il tuo caso, probabilmente, non rientra del tutto.
È esattamente lì che lavoro.
Il nodo che i protocolli non sciolgono
Un ragazzo con diagnosi di autismo e sequele neurologiche. Una madre sola, che non riesce più a gestirlo fisicamente in alcune situazioni. I servizi che si rimbalzano il caso. La scuola che fa quello che può. Nessuno che tenga insieme tutto.
Questo è il tipo di situazione in cui entro.
Non sostituisco i servizi esistenti. Non offro terapia. Offro intervento educativo personalizzato — che è una cosa diversa, e la differenza conta.
Un terapista lavora su un processo interiore. Io lavoro su ciò che accade nel quotidiano: le routine, i contesti, i trigger, le capacità che ci sono ma non vengono viste, il sistema familiare che regge o smette di reggere. Quello che cambia tra una sessione e la prossima.
Come lavoro: nessun protocollo fisso
La prima cosa che faccio è osservare. Non classificare — osservare.
Ogni persona ha un ritmo, una logica interna, dei pattern che si ripetono. Il mio lavoro è leggerli prima di intervenire. Un ragazzo con TEA non ha comportamenti casuali: ha comportamenti che comunicano qualcosa che il sistema non sa decodificare.
Quando capisco quella logica, costruiamo insieme — con la famiglia, non solo con il ragazzo — ambienti e routine che funzionano per quel profilo specifico, non per il profilo medio.
Non esistono due percorsi uguali. Esistono principi solidi applicati a situazioni concrete.
I principi che guidano il lavoro:
Parti da ciò che c'è, non da ciò che manca. Ogni persona, per quanto in difficoltà, ha capacità reali. Il mio punto di ingresso è sempre lì — non nel deficit, nelle risorse latenti.
Il sistema familiare fa parte del percorso. Non lavoro "sul ragazzo" come se fosse un'isola. Lavoro sul contesto. La famiglia non è uno sfondo: è parte attiva.
Il cambiamento si misura. Ogni percorso ha obiettivi definiti, misurabili, verificabili. Non "stare meglio" — quante crisi in meno, quali autonomie acquisite, cosa sa fare oggi che non sapeva fare tre mesi fa.
Cosa cambia, concretamente
Caso reale, anonimizzato.
Ragazzo con autismo e sequele neurologiche, struttura familiare monoparentale. Undici sessioni documentate. Partendo dall'osservazione sistematica, ho identificato un pattern trifasico nelle sue sessioni: una finestra di alta ricettività verbale, seguita da una fase motoria, seguita da una fase di regolazione con bisogno di chiusura rituale.
Quel pattern non era nel protocollo. È emerso dall'osservazione.
Una volta riconosciuto, abbiamo costruito le sessioni attorno a quel ritmo — non al contrario. Risultato documentato: miglioramento della comunicazione verbale del 250% nell'arco del percorso. La madre ha acquisito strumenti per leggere e gestire i trigger in autonomia. Le crisi sono diventate leggibili, quindi gestibili, quindi meno frequenti.
Non è una storia di guarigione. È una storia di traduzione: qualcuno ha imparato a leggere un linguaggio che il sistema non capiva.
Per chi è questo lavoro
Per famiglie con figli neurodivergenti — TEA, ADHD, profili complessi — dove i percorsi standard non bastano o non arrivano abbastanza lontano.
Per situazioni in cui più diagnosi si sovrappongono e nessun servizio tiene il filo.
Per famiglie monoparentali con carico elevato, dove il supporto educativo è anche supporto al sistema familiare.
Per situazioni di crisi educativa in adolescenza — quando i comportamenti sono al limite e i servizi sono in lista d'attesa.
Non serve che la situazione sia gestibile. Serve onestà su dov'è il nodo.
Da dove vengo
Ho più di trent'anni ai margini — non dalla teoria, dall'interno. Ho vissuto l'esclusione, i sistemi che non sanno cosa fare di te, le categorie in cui non si rientra. Da quella posizione ho sviluppato un modo di lavorare che non parte da dove le persone dovrebbero essere, ma da dove sono.
Formazione in Educazione Sociale. Cinque anni di pratica documentata con minori, adolescenti, famiglie in crisi, persone con neurodivergenza nel contesto del Friuli-Venezia Giulia. Integrazione di neuroscienze, teoria sistemica, ABA adattato, teoria polivagale, approccio Don Bosco in chiave laica.
Non è un curriculum. È la mappa del territorio che conosco.
Il primo passo
Un colloquio conoscitivo gratuito. Una conversazione senza impegno per capire se posso essere utile nella tua situazione specifica.
Non accetto tutti i casi — non per elitismo, ma perché ci sono situazioni in cui quello che faccio non è lo strumento giusto e non ha senso fingere il contrario. Se non sono la risposta giusta, te lo dico e, quando posso, ti indico chi lo è.
→ Contattami su sanchezrieralab.org
Nulla è banale. Tutto crea.
Dino Sánchez Riera — Educatore Sociale, Educazione Liminare™ Sánchez Riera Lab · Udine, Friuli-Venezia Giulia



